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Minacce, diffamazione, oblio, web. Come trovare una quadra

di .mau. - 15 maggio alle 14:44

Nelle scorse settimane, dopo le minacce arrivate per email al Presidente della Camera Laura Boldrini e all’intervista a Repubblica che è seguita, sembrava che stesse per arrivare una legge speciale per i reati che avvengono via web. Qualche giorno dopo Boldrini ha affermato di essere stata fraintesa – tra l’altro, quand’è che si riprenderà la buona abitudine di dire “non sono stato capace a spiegarmi bene”? perché la colpa dev’essere sempre di chi ascolta? – ma intanto la discussione c’è stata eccome, e io che ho imparato dal buonanima di Giulio Andreotti che a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca spesso non vorrei che tutto questo fosse un ballon d’essai per fare davvero accettare all’opinione pubblica l’idea che la Rete debba essere strettamente regolamentata: il perché dell’avverbio lo spiego dopo. Potete leggere un’analisi molto articolata di Fabio Chiusi sui pericoli insiti in questa deriva; io preferisco cambiare punto di vista.

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.mau.Un matematto. Tratterò temi di informatica nel mondo reale, con divagazioni tuttologiche

Nato nel 1963, una laurea in matematica e una in informatica, lavoro nel gruppo Telecom da oltre 25 anni e sono in rete da ancora più tempo. Ho un'adorata moglie che mi sopporta e supporta e due gemelli treenni, sono citato in alcuni degli RFC di Internet, ho scritto un libro di problemi matematici e ho la pessima tendenza a sbucare nei posti più impensati, dagli accordi per le canzoni degli anni '60 alle discussioni su Wikipedia. Su Voices faccio anche il cattivissimo caporedattore che ha la penultima parola su quanto preparato dagli autori...

 
 

Inseguire la cara vecchia TV

di Telepatia - 8 maggio alle 16:18

Se la TV lineare è morta, e come Eric Schmidt ha dichiarato qualche giorno fa YouTube l’ha superata già da tempo, perché nonostante tutto la stessa Google insiste a rincorrerla, o almeno sembra intenzionata a farlo? Dopo aver lanciato i suoi “canali” tematici, legati a personaggi o brand mainstream (che non hanno mancato di influire sulle view degli Youtubers “storici”), e dopo aver lasciato trapelare l’intenzione di passare dalla tradizionale gratuità a un modello di business a pagamento per il noleggio di lungometraggi, ora, secondo il Financial Times, la società di Mountain View starebbe pensando a un abbonamento mensile piuttosto basso (intorno ai 2 dollari) per l’accesso a 50 dei nuovi canali sul suo portale video.

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Ognuno al suo posto

di .mau. - 24 aprile alle 12:06

Il bello dell’Internet è che nel calderone della rete possono improvvisamente spuntare notizie che non sono state lette al momento della loro pubblicazione, ma che possono essere tranquillamente commentate dopo mesi perché non sono “di moda” e quindi si può ancora fare un commento senza venire immediatamente tacciati di gerontofilia. L’articolo in questione è stato pubblicato lo scorso luglio dal Corsera, ed è intitolato Quando il lettore (e non il critico) certifica la qualità del libro; si racconta di come Einaudi abbia riportato nella quarta di copertina di un suo libro il giudizio (anonimo) che una lettrice aggiunse su Amazon. Il mio giudizio critico usa le parole che avrebbe detto Ezio Greggio: “tavanata galattica”. Ma non essendo io Greggio, mi metto anche ad argomentare.

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Twitter: elezioni, tempeste di dati e serial killer (prima parte)

di dep1050 - 17 aprile alle 12:02

Intro

Ci sono tanti motivi per considerare eccezionali le ultime elezioni politiche. Al di là dell’esito inatteso e alla conseguente paralisi istituzionale attualmente ancora in corso, per la prima volta in Italia la Rete è stato un luogo rilevante della comunicazione politica e sono state effettuate le prime analisi ad ampio raggio sulle relative conversazioni degli italiani, nella speranza che i comportamenti osservati potessero  dare indicazioni utili sugli esiti del voto. Abbiamo però visto che non è andata proprio così: nei giorni immediatamente successivi al voto si è mostrata la discrepanza tra i voti veri ottenuti e i risultati attesi. Però non vi è stata (ancora) una discussione strutturata su cosa non abbia funzionato e come.
Pur non avendo né raccolto dati, né partecipato ad analisi alcuna, se non altro per interesse professionale, non ho potuto esimermi dal seguire le analisi che sono state effettuate.

In questa e nella prossima nota cercherò quindi di dare i miei due (euro)cent di contributo a chi si è imbarcato in quest’avventura e cercare di raccontarla in maniera piacevole a chi non è addentro. Scriverò prima delle cose che non sono andate bene, per necessità di esposizione tra pars destruens e construens e partirò da Twitter, perché era su questo network che c’erano maggiori aspettative in virtù della facilità con cui si possono raccogliere e aggregare i dati.

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Effetto Streisand, intelligence e Wikipedia

di .mau. - 10 aprile alle 10:11

Nel 2003 l’attrice e cantante Barbra Streisand intentò una causa contro il fotografo americano Kenneth Adelman, chiedendo un risarcimento di cinquanta milioni di dollari per danni. Motivo? Adelman aveva fotografato la villa di Malibu della Streisand, e pubblicato le foto nel sito Pictopia, violando la privacy dell’attrice. Non pensate a fotografie come quelle di Villa Certosa con Silvio Berlusconi e ospiti: Adelman stava lavorando a un progetto per documentare l’erosione delle coste della regione, e la villa della Streisand era presente insieme a chissà quante altre cose. La Streisand perse la causa, e tra l’altro si scoprì che la sua villa era già ben visibile nelle mappe satellitari pubblicamente disponibili: ma il vero risultato fu che decine di migliaia di persone andarono a vedere le foto incriminate, e con ogni probabilità la stragrande maggioranza di loro non si sarebbe mai interessata alla cosa se non ci fosse stata quella denuncia. Da allora venne coniato il termine effetto Streisand per definire tutti i tentativi di censura che ottengono il risultato opposto a quello voluto. Che c’entra tutto questo con Wikipedia? Adesso ci arriviamo.

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