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Digital first, l’informazione tra sinergia e innovazione analogica

di - 23 marzo 2012 alle 10:47

Sul finire dello scorso febbraio, il quotidiano spagnolo El País ha reso pubblica la rivoluzione organizzativa e produttiva della redazione. Un cambiamento profondo, deciso, che punta sulla convergenza tra analogico e digitale (per un’analisi sulle novità introdotte: Federico Badaloni, qui, e Pier Luca Santoro, qui). Nuova filosofia di approccio alla notizia, frettolosamente definita come digital first, ma che presuppone complementarietà tra le diverse piattaforme con l’obiettivo di valorizzare il brand, a prescindere dallo strumento utilizzato per la lettura.

Integrazione. E innovazione. Attraverso l’uso di sistemi snelli in grado di pubblicare sulla piattaforma più utile e funzionale rispetto al momento, al luogo. Dalla carta ai tablet, fino ai siti online. Tecnologia che sottende un profondo lavoro sul fronte dell’architettura dell’informazione. Un sistema di classificazione – che sostituisce le sezioni del giornale – per creare un prodotto liquido, in grado di adattarsi agli interessi dei lettori. Scenari che vanno dai mash up e si spingono fino al web semantico (un esempio di queste logiche applicate all’informazione è Virgilio Viaggi, tra primi tentativi in questo senso in Italia).

Ma l’hardware e il software, l’impegno finanziario, non sono sufficienti. E’ necessaria una dose massiccia di innovazione analogica. Il cambiamento deve partire – come dice Mario Tedeschini Lalli – dalla testa del giornalista. Un professionista che affianca alla capacità di scrivere, l’uso di strumenti combinati. Foto, video, le logiche del gioco. Non solo: il rapporto con le fonti è stravolto. Al software delle agenzie e alla rubrica si aggiungono i luoghi di distribuzione e auto-comunicazione rappresentati dai media sociali. Pura contaminazione che richiede attenzione, attitudine alla ricerca e abilità di selezione. Un mestiere più complesso rispetto a ieri.

Un giornalista, una redazione che assumono tratti di somiglianza ai portali anni ’90. Con strumenti diversi. Ma con la stessa funzione di guida e ri-organizzazione dei contenuti (seppure in modo più verticale e con ampio ricorso a parti d’autore). Segni di un passaggio dal Cms (il sistema di pubblicazione online di contenuti) alla content curation, nel senso della gestione di un complesso sistema di input, al fine di generare output di senso.

Ho fissato in alcune grafiche (con tutti i limiti che presentano) la possibile struttura di una redazione “portale”. Ho utilizzato come ipotesi di lavoro una testata economica, in parte perché è l’ambito professionale in cui lavoro e in parte perché è uno dei settori in cui è maggiore la carenza di prodotti divulgativi. Ovviamente il modello è trasversale ai temi e agli argomenti trattati. E per onestà intellettuale sottolineo che – tendenzialmente – riprendo strutture già presenti online, a cominciare da Il Post, l’egregio sito all-news realizzato da Luca Sofri.

Il primo passo – per niente scontato – sta nella costruzione di senso. Ovvero la capacità di dare al lettore gli strumenti per conoscere e comprendere la realtà. Traguardo raggiungibile non solo con il giornalismo d’inchiesta, ma pure attraverso registri di divulgazione non autoreferenziali. Con Wordle ho visualizzato la semplificazione del complessità (o almeno della sua comprensione).

Il flusso della redazione “portale” – impegnata nel lavoro di aggregazione, coinvolgimento e produzione – può essere sintetizzato secondo la grafiche che seguono.

Si tratta di un esercizio teorico, perfettibile e soggetto a critiche, ma credo che le linee guide nella metodologia del lavoro redazionale,  non si allontaneranno da queste impostazioni.

2 commenti a “Digital first, l’informazione tra sinergia e innovazione analogica”
 
marco scrive:

In un giornale-portale come Repubblica.it mi sembra che l’apparente conflitto tra risorse della rete e articoli a pagamento sia stato già risolto pubblicando contenuti della rete senza citare l’autore. Una pratica deprecabile e molto italiana che diventa schizofrenia quando questi contenuti vengono bollati con “riproduzione riservata” impedendone (solo teoricamente) al diffusione

Fabio Cavallotti scrive:

Io penso che il giornale-portale, come l’ho definito io, non debba nella maniera più assoluta svilire la parte dell’autore, del giornalista. Anzi essa si integra, pur rimanendo distinta, dal resto del materiale. Chi ha curato – per esempio – una storify deve essere ben evidenziato (un esempio in tale senso è fornito da La Stampa). La pratica di proporre pezzi “a cura della redazione” è pessima, assurda. Spesso nasconde un “copia e incolla” dai testi delle agenzie. Peraltro anche i motori di ricerca stanno incominciano a penalizzare materiale con queste caratteristiche.

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L'autore del post

Fabio CavallottiCome i nuovi media hanno scolpito i contorni dell'informazione
Chi è Fabio Cavallotti

Fabio Cavallotti è nato a Milano il 14 maggio 1965. Dal 2004 è responsabile del canale "Economia e Finanza" di Virgilio.it. Ha vissuto l’euforia (e lo scoppio) della bolla di internet in Giallo.it, portale d’informazione per le piccole medie imprese. E’ un "adottato digitale", visto che ha trascorso circa la metà della professione tra le redazioni di riviste di settore (Ipsoa Editore), tenacemente legate alla carta. E’ stato fondatore di Tralerighe.biz, azienda che tuttora fornisce servizi per l’editoria. Scrive su Pangea (http://fabio-cavallotti.blogspot.com), il suo blog sul giornalismo e sulla comunicazione digitale.

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