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Pinterest e l’image (content) curation – Emanuela Zaccone

di - 6 marzo 2012 alle 0:00

Oggi la Redazione di Voices opsita Emanuela Zaccone che ci parla di: Pinterest e l’image (content) curation


A gennaio 2012 Comscore ed Hitwise dichiaravano che Pinterest aveva raggiunto già quota 10,7 milioni di utenti unici, mentre Alexa, al momento, lo classifica all’81° posto.
E c’è pure chi dice che sia roba da donne considerato che, secondo quanto pubblicato da AppData, il 97% dei fan di Pinterest su Facebook sono donne.

Chi ha già usato la piattaforma sa che sta funzionando particolarmente bene per i brand (ma su Zoomsphere trovate la top 10 generale) legati ai settori del fashion, del design e del cibo, oltre al fatto che Pinterest sembra essere diventato un collettore di foto e immagini trovate in giro per il Web. Non sarà un caso se Wikipedia lo definisce “a pinboard-styled social photo sharing website” e se Flickr ha modificato l’aspetto del proprio photo viewer in questa direzione (e disabilitato i pin su materiale protetto da copyright).
Secondo i dati diffusi da Zoomsphere i dieci utenti più seguiti, d’altra parte, pinnano contenuti fotografici afferenti soprattutto agli ambiti del design e della moda (i top pinners a quanto pare saranno gli “inviati ufficiali” per i live pinning degli eventi fashion).

L’uso della piattaforma è assolutamente intuitivo (qui comunque trovate una guida video rapida e divertente): si creano delle board tematiche a cui è possibile aggiungere dei “pins” (link accompagnati da immagini e descrizione), o dei “repin” di contenuti pubblicati da altri utenti. Ad ogni board può contribuire il solo creatore o il creatore insieme ad altri collaboratori da lui scelti.
E’ inoltre possibile attribuire un “Like” agli elementi che ci piacciono: prendetelo come una sorta di bookmarking, dato che tutti i like sono poi riuniti in un’apposita sezione consultabile.

Fa tanto Tumblr, è vero. Eppure molti ancora non hanno neanche avuto accesso alla piattaforma.

Urge infatti fare un piccolo passo indietro ed una considerazione preliminare: Pinterest non è ancora aperto al pubblico, funziona solo su invito. Eppure l’impressione è che si sia già detto di tutto e che i possibili sviluppi si siano attestati su poche possibili soluzioni.

Come già detto su Young Digital Lab riflettendo su Pinterest, non solo già da metà 2011 pensavo che la content curation – insieme al Social Media Monitoring – fosse uno dei settori che promettono un più ampio sviluppo su Web, bensì si tratta di uno degli ambiti in cui più numerose sono le sperimentazioni.

Se Pinterest ha il merito di aver portato all’attenzione di moltissime persone l’esistenza della content curation, va però osservato che di fatto non si tratta di nulla di nuovo: Scoop.it, Pearltrees , Zite, Flipboard, Google Currents e l’italianissimo Searcheeze hanno lo stesso scopo (lo slogan di Pearltrees è “a place to collect, organize and share everything you like on the web”).
Searcheeze – frutto di oltre due anni di raccolta di feedback con il progetto Ibrii (per approfondimenti potete leggere la mia intervista al founder, Stefano Passatordi) – si basa, ad esempio, su un identico sistema di uso di bookmarklet e immagini con didascalie da comporre all’interno di board che possono essere collaborative. Il risultato, ad essere sinceri è anche più gradevole e “ordinato” di Pinterest, con una composizione finale delle board simile più a quella offerta da Scoop.it o Paper.li (sebbene quest’ultimo abbia un concept differente). Storify, di recente, ha lanciato la usa app per iPad puntando tutto sul Social storytelling.

Allora perché tutti parlano di Pinterest?

Intanto la piattaforma ha goduto della praticamente istantanea  integrazione con Facebook (al punto che c’è chi giura che si tratti di una ghost society di Zuckerberg), dall’altra parte, l’ottima estetica – che ha influenzato non poco il mondo del Web design – e le numerose imitazioni (da Pinspire fino al Lady Gaga made Little Monsters) hanno contribuito ad alimentare l’hype generatosi intorno alla piattaforma.

Da qui all’applicazione di Pinterest in ottica marketing il passo era brevissimo. E’ stato evidente da subito, con le prime campagne, che ci fossero ottimi presupposti per generare maggiore awareness per i brand e per disporre, di fatto, di una Social vetrina per i propri prodotti.
Pinterest ha messo letteralmente la brand image al centro della piattaforma (ciascun brand poi l’ha interpretata a suo modo, come nei casi di Nordstrom, Whole Food, Martha Stewart e Land’s End che ha usato Pinterest per un contest). Ad esempio Toys”R”Us Per San Valentino ha lanciato la campagna “Be ‘R’ Valentine” scegliendo per i propri pin i prodotti che maggiormente si adattavano alla festa degli innamorati.

Insomma, Pinterest sembra in primo luogo un ottimo vettore di vendite ed un luogo naturalmente adatto all’e-commerce. D’altra parte le board tematiche create dagli utenti non costituiscono altro che una serie di clusterizzazioni e mappature degli interessi degli utenti e dunque un canale di profilazione.

La piattaforma sta già guidando le vendite e da sola genera un traffico verso i company blog e i siti corrispondente a quello di YouTube, G+ e LinkedIn messi insieme verso le stesse fonti.
Il modello di revenue di Pinterest, d’altra parte, è stato basato in primo luogo sugli skimlinks: se, cioè, i pin inseriti dagli utenti puntavano verso contenuti di siti iscritti a programmi di affiliazione e veniva in seguito portata a termine una transazione sui prodotti condivisi su Pinterest, quest’ultimo guadagnava una percentuale sulla vendita. Al momento, però, pare che Pinterest voglia cambiare direzione ed orientarsi verso l’advertising: staremo a vedere.

Intanto l’estetica e l’uso da vetrina di Pinterest ci conducono ad un’ulteriore considerazione: Pinterest è il più vanitoso dei Social ed uno dei più adatti al personal branding. Più di LinkedIn, con la sua “seria” (fortunatamente) impostazione improntata a mettere in evidenza i nostri trascorsi formativi e professionali, più di un blog personale orientato a raccogliere i nostri pensieri, Pinterest diventa il “luogo della mostrazione e dell’associazione”.

Non solo possiamo usare le board per portare in primo piano contenuti da noi prodotti (non sarà un caso se ho creato una board con tutto ciò che ho scritto sulla Social TV), ma addirittura Pinterest potrebbe fungere da piazza di recruiting per freelancers o categorie di professionisti come i fotografi che possono creare board dedicate alle proprie foto su Flickr insieme a board dedicate ai fotografi preferiti, aumentando così la possibilità di essere trovati da altri appassionati dei medesimi contenuti.

Qualche tempo fa avevo anche ipotizzato un uso in ambito formativo della piattaforma: le board, infatti, potrebbero essere usate per costruire delle ricerche tematiche, ad esempio come esperimento condotto da singole classi o corsi.

In conclusione la domanda che resta dopo aver usato Pinterest è: è davvero questa la content curation?
Negli intenti sì, negli usi sembra già evolvere rapidamente verso qualcos’altro: e così se gli aficionados della content curation (me compresa) vedono nel “poco impegno” richiesto da Pinterest e nella sua stessa sostanza l’esigenza di un ripensamento del suo concept (diciamo che il pay off “connect everyone in the world through the ‘things’ they find interesting” necessita del sottotitolo “with our image sharing platform”), la gran parte degli utenti contribuiranno insieme a noi a ridefinirne i contorni, come accaduto nel caso di altre piattaforme Social come Twitter (hashtag ed hashmob sono stati il risultato di usi generati dagli utenti).

Insomma, ancor prima di raggiungere il picco della curva di adozione di Rogers, Pinterest sembra aver acquisito una base significativa di utenti, quantomeno in misura utile per la (ri)definizione delle sue caratteristiche.

Non resta che vedere come evolve.

♦♦♦♦♦♦♦♦♦♦
Emanuela Zaccone è Social Media Analyst e Researcher presso Telecom Italia.
E’ una blogger e si occupa di Social TV e di formazione in ambito Social Media Marketing. Ha conseguito il Dottorato di Ricerca nel 2011 tra Bologna e Nottingham.

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7 commenti a “Pinterest e l’image (content) curation – Emanuela Zaccone”
 
marco scrive:

Mi piace Pinterest (piace soprattutto al mio lato “femminile”) ma quello che non ho ancora capito è come faccia un contenuto ad emergere rispetto ad un altro. In base ai pin, like, nomi dei boards, altro? Comincio a prenderci gusto ma non sono ancora riuscito ad “addomesticarlo”

Ciao Marco,
ti riferisci alle immagini visibili in “copertina” sulle board?
Vengono messe in evidenza quelle degli ultimi pin inseriti.
Che difficoltà/limiti hai visto finora?

marco scrive:

mah, vorrei solo evitare di essere sommerso dallo streaming e godermi almeno su Pinterest un’esperienza più “selettiva” (il termine è snob ma siamo pur sempre in un contesto dove regna l’estetica). Considerato che pinnare è un gesto poco impegnativo non vorrei rimanere imprigionato nel loop dei repin, avere la possibilità di essere avvisato quando ci sono nuovi contenuti che vanno bene per le mie boards o utenti con gli stessi gusti senza ricorrere alla ricerca

Emanuela scrive:

…ed ecco perché secondo me è molto content e poco curation! ;-)

Arianna scrive:

Ma la ricerca come funziona? Ho messo una foto con nome non comune per fare una prova ma non riesco a ritrovarla: “Fiat 500 giardinetta”. Voi ci riuscite?

Inoltre la qualità delle immagini (che prima usavo come sfondo del desktop) mi sembra molto scaduta in questi ultimi giorni: in pratica non sono piu adatte per questo scopo :(

Emanuela scrive:

Ciao Arianna, sì mi trova un pin, ma nessuna board (non ci saranno ancora su Pinterest amatori/collezionatori della 500 giardinetti) e nessun utente (per ovvi motivi).

Riguardo alla qualità delle immagini si tratta di un cambiamento notato da più parti, guarda ad esempio questo thread su Quora: http://www.quora.com/Is-Pinterest-doing-something-new-with-image-compression-Thumbnail-image-quality-seems-to-have-declined

Emanuela scrive:

Sul tema Pinterest vi consiglio di guardare questa infografica che- tra l’altro – compara la crescita della piattaforma con quella di Facebook, Twitter e G+: http://tctechcrunch2011.files.wordpress.com/2012/03/power-of-pinterest-infographic.jpg

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