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Cronache da MLove (Day 2) – Marco Massarotto

di - 3 luglio 2012 alle 10:17

Prosegue il racconto del nostro inviato speciale Marco Massarotto dal festival MLove di Berlino.

MLove giorno 2. La mattinata è destinata a parlare di arte, fotografia e progetti culturali. Inizia Benjamin Rabe, l’artista di Amburgo che si definisce “3 yearsold” come artista, tanto nuove sono le tecnologie che usa e che la sera prima aveva “fingerpainted” il castello grazie a un iPad e al Projectionmapping di ProjecktilArt . Benjamin ci racconta di prospettive e speranze nuove per gli artisti che sperimentano la Mobile Art: maggior contatto con il pubblico, maggior immediatezza dall’ispirazione alla realizzazione, meno controllo per i “middlemen” dell’arte. Ma la strada da fare è ancora lunga, manca un vero e proprio marketplace digitale ancora.

Si può ancora innovare la mobile photography dopo Instagram? Sí, e molto secondo Ramzi libanese che vive a Berlino da 7 anni, uno dei fondatori di EyeEm una mobile app che vuole fare “social discovery” attraverso le foto che scattiamo. Ramzi ci parla di “frictionlessfilters” e con il suo team sta scavando concettualmente dentro i nostri smartphone: “your mobile alreadyknows” ci ripete in continuazione, i nostri telefoni lo sanno già… Non occorre scrivere, secondo Ramzi, ma basta qualche tap, per usare i tag suggeriti dal telefono e farci scoprire nuove foto per noi interessanti (nel caso di EyeEm) o nuovi contenuti, luoghi, persone rilevanti.


Musica, arte, fotografia vivono un futuro “augmented” grazie alle tecnologie mobili. Gli equilibri cambiano, gli intermediari diventano le App più che gli editori, che si trasformano in software house. CondèNast ci mostra il suo lato digital facendo la conta di Mobile Apps e responsive website, come fosse una web agency. Oltre ai media cambia anche il design e la comunicazione, a cui è dedicata la prima parte del pomeriggio.


Louisa Heinrich, di Fjord, agenzia specializzata in Service Design ci ribalta la prospettiva. Non sono più, ormai, i device a fare da interfaccia tra noi e il mondo digitale o fisico, ma siamo noi a fare da interfaccia tra device funzionali: benvenuto, HomusDigitus. Un po’ inquietante, ma da non sottovalutare.


Sulle stesse corde l’intervento di Ben Jones, CTO della celeberrima agenzia londinese AKQA. Ben ci parla di Digital Autism e ci e si chiede come raccontare grandi storie in un’epoca in cui passiamo ore “con un pezzo di vetro in mano”.  Il nostro lavoro (dei comunicatori) è far passare le emozioni attraverso quel vetro. Semplicità, storytelling, relazioni.

L’ultima parte, prima di immergerci nei “Future Camp” è dedicata al viaggio. A MLove abbiamo conosciuto il più “mobile” dei viaggiatori: Andrew Hydeè  che vive girando il mondo e scrivendo e possiede solo 15 oggetti (due dei quali sono un Mac e un iPhone). Andrew è davvero mobile. Dice di non avere una casa, conduce una vita nomade da parecchi anni e sul suo blog ne ha costruito una filosofia (e un po’ anche una scienza). Il “mobile lifestyle”, magari non nella misura di Andrew, è sicuramente una sfida pronta qui davanti a noi: quali rischi e quali opportunità presenta? Magari al prossimo MLove ne parleremo più a fondo. 

Dai grandi viaggi alle pareti di casa, con il Teen Camp MLove non smette di sorprenderci. Quattro adolescenti svegli e autocritici salgono sul palco e raccontano in libertà il loro rapporto con la tecnologia e i telefoni. “Ihatewhenmydadcheckshis email on the phonewhenI’mtalking to him” ci dice una candida dodicenne. Digital Autism? Facciamo attenzione!

L’ultimo intervento è di MontyMonford e ci parla di “Mobile Africa” il continente in cui Twitter ha fatto recentemente saltare alcune dittature. Monty vede una straordinaria opportunità per l’Africa grazie al mobile: quella di fare un “leapfrog”, il salto della rana, e piombare nella modernità saltando un ciclo infrastrutturale. Grazie all’adozione di smartphone, infatti, i cittadini Africani potranno accedere a servizi prima impensabili: assistenza sanitaria, educazione, banche. C’è un solo piccolo problema: in molti posti dell’Africa è quasi impossibile ricaricare i telefonini. Back to basics, forza Africa.

Due giorni volano. Prima di lasciarci e salutare il castello che ci ha ospitato proviamo a mettere assieme le idee e a progettare e raccontare un pezzettino di futuro. Entriamo nei fienili, riconvertiti a cubi, o meglio a Future Cubes, e per due ore lavoriamo sulla costruzione di scenari per il 2020 e sull’impatto del mobile. L’auto del 2020, il governo e la cittadinanza, la comunicazione e l’advertising, l’educazione. Due ore di lavoro da concentrare in tre minuti di performance, in cui innovazione, conferenza e teatro si mescolano. 


Con queste sette pillole di futuro torniamo a casa più preparati, più ispirati e soprattutto più fiduciosi nell’uomo. Il futuro del mobile, infatti, dobbiamo costruirlo noi. Arrivederci e grazie MLove!

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Marco Massarotto è fondatore di Hagakure, agenzia di Digital Marketing.
Autore di “Internet PR -  Il dialogo in rete tra aziende e consumatori” e “Social Network - Costruire e Comunicare identità in Rete”.

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