


di Antonio Manzalini - 8 giugno alle 10:20
Nella prima parte di questo post abbiamo immaginato le reti di domani come veri e propri ecosistemi, dove ogni terminale o addirittura oggetto diventerà un nodo di rete, magari anche dotato di un suo clone virtuale (ad es. sul Cloud): questo renderà possibile collegarsi ed accedere a qualunque servizio, applicazione e informazione, interagendo dinamicamente con altri terminali ed oggetti, reali o virtuali.
Abbiamo concluso dicendo che il successo dell’Operatore, in questo scenario futuro dipenderà molto dalla capacità di “semplificare” la rete (e la relativa gestione), fino a trasformarla in una proprietà “emergente” di una realtà fittamente interconnessa, proprio come negli ecosistemi in natura. Le reti di domani dunque saranno capaci di auto-gestirsi, auto-adattarsi dinamicamente…in una parola saranno autonomiche.
ETSI sta iniziando standardizzandizzazione di un’architettura di rete autonomica.
di Antonio Manzalini - 18 maggio alle 10:22
Credo che le reti di domani saranno molto simili alle reti degli ecosistemi in natura. Basta guardare allo sviluppo tecnologico dei terminali e alla progressiva introduzione di capacità di comunicazione in un crescente numero di dispositivi, per immaginare delle reti (soprattutto nella parte più periferica, in un raggio di qualche metro intorno agli Utenti) caratterizzate da un modello di interazione dinamico, molto articolato: un vero e proprio ambiente di comunicazione, con continui auto-adattamenti locali. Questi comportamenti sono tipici dei complessi adattativi, sistemi capaci di auto-organizzarsi, (anche in assenza di un controllo centralizzato) al variare delle condizioni al contorno. L’esempio che viene subito in mente è quando ci compriamo un PC: sarebbe bello se il PC fosse in grado di scoprire, da solo, cosa c’è in casa e si auto-configurasse in modo opportuno, magari ogni volta che cambia qualcosa nell’ambiente domestico. Questo è un comportamento di tipo autonomico.
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