Voices

 

Manovre disostruzione pediatriche

di - 2 aprile 2014 alle 12:17

In questo campo non sono un esperto, ma vorrei esserlo, dovrei esserlo.

 

CdS, 2/8/2005

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the_last_jediFederico di nome, Jedi per passione

Da sempre appassionato di sci e di nuove tecnologie, "sostenibile" dai 7 anni di età, ora combattuto tra il “mestiere” di papà e la domotica. In rete dal 1994 per gioco, dopo la start-up del più famoso portale internet in Italia sono entrato nel Gruppo Telecom Italia per il lancio di webtv, iptv e tv 3.0 e da qualche anno mi occupo in Corporate Communication di blog e social media.

 
 

Cena di Classe

di - 6 febbraio 2013 alle 9:56

La Classe è quella dell’anno 1966. Una pizza insieme con i miei compagni di asilo, elementari e medie è una strana occasione per accorgersi di quanto siamo cambiati e a mente fredda diventa anche un momento di analisi sui quarantenni e il loro rapporto con la tecnologia.
A 46 anni non si è più giovanissimi: da quegli anni ‘70 a Collescipoli, ridente paesino alla periferia di Terni, ormai sono passati anni, mode, culture.
Alla cena ci siamo ritrovati solo in otto di quei ventiquattro che eravamo. Le belle ragazzine dei primi innamoramenti sono diventate belle donne. C’è qualche ruga, qualche capello bianco e qualche chilo in più: siamo insomma cambiati, ma anche il mondo è cambiato intorno a noi. La nostra generazione ha vissuto dall’inizio la crescita tecnologica della nostra società, ma cosa siamo riusciti a prendere, come usiamo la tecnologia noi che abbiamo cavalcato l’incedere del progresso?

L’inizio
Provengo da una famiglia modesta e mi ricordo che a casa mia la corrente elettrica avanti serviva per le lampadine, lo scaldabagno e una radio a valvole. Non c’era nient’altro alimentato dalla “corrente”.
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Traduzioni e creatività

di - 30 gennaio 2013 alle 10:20

Ve l’avevo già detto, vero, che da grande farò il tuttologo? Al momento, se dovessi mettermi a scrivere il mio curriculum, tra le cose che ho fatto potrei annoverare l’avere tradotto due libri di Douglas Hofstadter. Non Gödel, Escher, Bach: quando uscì l’edizione italiana ero poco più che ventenne e molto meno sicuro di me stesso, tanto che rimasi stupito che qualcuno avesse avuto il coraggio di tradurre il libro che avevo assaporato in lingua originale. Poi sono passati gli anni, ho conosciuto personalmente Hofstadter, e un giorno mi trovai una sua email che mi chiedeva se potevo dare un’occhiata alle bozze del suo Concetti fluidi e analogie creative, perché gli sembravano un po’ strane. Andò a finire che io venni promosso a traduttore; il risultato non deve essere poi stato così malaccio, visto che quando Hofstadter cedette i diritti per la traduzione in italiano di I Am a Strange Loop (da noi Anelli nell’io) mise come clausola la possibilità di scegliere i traduttori, e io ho così fatto parte del “Traditrio”, come lui ci soprannominò affettuosamente. Diciamo insomma che non ho competenze specifiche nel campo, però qualche cosa posso sempre dirla, no?

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Companion Screen: il modo multitasking di “guardare” la TV

di - 23 gennaio 2013 alle 10:21

L’utilizzo del companion screen è in piena espansione: sempre più telespettatori hanno preso l’abitudine di assistere ai loro programmi TV preferiti con un dispositivo mobile in mano. Gli spettatori televisivi si rivelano sempre più multitasking, sia con uno smartphone, un tablet o un computer portatile come companion screen. Un approccio interessante, che dagli USA si sta sviluppando con decisione anche in Europa, è quello di creare un’esperienza parallela, sincronizzata e integrata alla visione del programma TV: la cosiddetta companion screen experience che sfrutta i dispositivi esistenti (iPad, smartphone, …) per fornire al telespettatore contenuti e funzionalità che arricchiscono l’esperienza televisiva.
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Il primo milione non si scorda mai

di - 22 gennaio 2013 alle 10:33

Il 9 settembre 2005 sull’edizione in lingua italiana di Wikipedia è stata creata la voce su Choisy-le-Roi, un comune francese nei pressi di Parigi. Il 3 ottobre 2008 è stata creata la voce Placca indiana, una delle placche tettoniche della litosfera terrestre. Alle 4:50 di stamattina è stata creata la voce Federação Escotista de Portugal (scritta in italiano, non preoccupatevi). Che cosa possono mai avere in comune queste tre voci? Semplice: sono rispettivamente la centomillesima, la mezzomilionesima e (salvo controlli antidoping) la milionesima voce su it.wikipedia.org.
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Myspace, a volte ritornano.

di - 18 gennaio 2013 alle 9:46

Forse un po’ indaffarati a seguire il turbinio evoluti dei social network, consolidati, nuovi e nuovissimi, e delle loro declinazioni su diverse piattaforme (mobile, web), non tutti ricordiamo che, agli albori delle reti sociali, a contendersi gli utenti con Facebook c’era il (disastroso) Myspace, la piattaforma social fortemente incentrata sulla musica, allora gravitante nella galassia News Corporation, di proprietà del tycoon Rupert Murdoch.

Stiamo parlando di sei o sette anni fa, eppure sembra (quasi) preistoria. Ai tempi, invitato da alcuni amici musicisti semiprofessionisti che cercavano di promuovere la propria musica in rete, mi ero iscritto ed avevo curato un profilo. Sia detto per chi, allora, non frequentava Myspace: era un incubo.

Sul serio: gli utenti potevano personalizzare la home page del proprio profilo inserendo codici e template HTML in un editor WYSIWYG, con risultati tra il caotico e lo stucchevole ma sempre, sistematicamente, contrari alle elementari regole di accessibilità, leggibilità e navigazione. Un marasma. Gigantesche icone animate e sfondi “fantasy”, testi con font tipografici scuro su scuro, player che riproducevano in automatico loop musicali, slideshow che invadevano diverse sezioni della pagina.
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