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Twitter ed elezioni: i serial killer (seconda parte)

di - 22 maggio alle 12:59

Intro

Nel 2008 un uomo di nome Chris Anderson ha affermato che con il ritmo di generazione di dati attuali su Internet e la disponibilità di tools di analisi di dati sempre più sofisticati, i numeri da soli saranno sufficienti e che l’ usuale metodo scientifico sarà  da considerarsi obsoleto.
Questa affermazione sarebbe passata inosservata come una delle tante amenità che si trovano in rete, se il sito web su cui era pubblicata non fosse stato Wired e quell’uomo non fosse stato il suo direttore, considerato uno dei guru di internet.
Questa affermazione ha dato il via ad una linea di pensiero per cui un numero  sufficientemente grande di dati disponibili mostra spontaneamente la propria autoorganizzazione.

Si è iniziato a parlare di big data, data science e data scientist, ossia di figure professionali il cui lavoro è analizzare i dati provenienti dalla rete senza l’ausilio di modelli.Secondo questo approccio “per fare scienza” sono necessarie solo due cose: l’accesso ai dati, tipicamente attraverso qualche API (Application Program Interface, piccole applicazioni che permettono ad un sistema di rendere disponibili dati ad altre parti del sistema o ad un sistema esterno) e un database con un’interfaccia per generare grafici e report che mostreranno da soli quello che c’è da sapere: natura dei fenomeni, correlazioni, tipologia delle distribuzioni, insomma tutto quanto. Non c’è bisogno di modelli perché ”con abbastanza dati, i numeri parlano da soli” (ibid). Abbiamo già visto nella prima parte che le cose non sono cosi semplici.

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dep1050Napoletano, fisico. Tratterò di sistemi complessi, sistemi emergenti e teoria dei giochi nei social media.

Sono Rosario Di Girolamo, napoletano, fisico, nato nel ' 67. In rete da oltre 20 anni, lavoro nel gruppo TI dal 1997. Nel corso degli anni sono stato amministratore di sistemi in Tin.it, poi project manager prima in Tin.it e poi in Telecomitalia. Ho gestito community, mi sono occupato di market analisys nella divisione Innovation Consumer e infine ho sviluppato App su Cubovision. Attualmente nel settore Brand Strategy and Monitoring di Corporate Identity & Public Relation sono Social Media Researcher nella Reputation Monitoring Room di Telecomitalia: cerco schemi ordinati lì dove di solito sembra esserci solo caos.

 
 

Il primo milione non si scorda mai

di - 22 gennaio alle 10:33

Il 9 settembre 2005 sull’edizione in lingua italiana di Wikipedia è stata creata la voce su Choisy-le-Roi, un comune francese nei pressi di Parigi. Il 3 ottobre 2008 è stata creata la voce Placca indiana, una delle placche tettoniche della litosfera terrestre. Alle 4:50 di stamattina è stata creata la voce Federação Escotista de Portugal (scritta in italiano, non preoccupatevi). Che cosa possono mai avere in comune queste tre voci? Semplice: sono rispettivamente la centomillesima, la mezzomilionesima e (salvo controlli antidoping) la milionesima voce su it.wikipedia.org.
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Myspace, a volte ritornano.

di - 18 gennaio alle 9:46

Forse un po’ indaffarati a seguire il turbinio evoluti dei social network, consolidati, nuovi e nuovissimi, e delle loro declinazioni su diverse piattaforme (mobile, web), non tutti ricordiamo che, agli albori delle reti sociali, a contendersi gli utenti con Facebook c’era il (disastroso) Myspace, la piattaforma social fortemente incentrata sulla musica, allora gravitante nella galassia News Corporation, di proprietà del tycoon Rupert Murdoch.

Stiamo parlando di sei o sette anni fa, eppure sembra (quasi) preistoria. Ai tempi, invitato da alcuni amici musicisti semiprofessionisti che cercavano di promuovere la propria musica in rete, mi ero iscritto ed avevo curato un profilo. Sia detto per chi, allora, non frequentava Myspace: era un incubo.

Sul serio: gli utenti potevano personalizzare la home page del proprio profilo inserendo codici e template HTML in un editor WYSIWYG, con risultati tra il caotico e lo stucchevole ma sempre, sistematicamente, contrari alle elementari regole di accessibilità, leggibilità e navigazione. Un marasma. Gigantesche icone animate e sfondi “fantasy”, testi con font tipografici scuro su scuro, player che riproducevano in automatico loop musicali, slideshow che invadevano diverse sezioni della pagina.
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Vengo anch’io (su Twitter)? No, tu no

di - 15 gennaio alle 10:03

Mancano solo i due liocorni. Con l’arrivo degli ultimi politici, portavoce, portaborse, comprimari e affini l’arca di Twitter ha davvero imbarcato tutti; a tutti promettendo, come quella di Noè, la salvezza, o almeno lo scampo dall’oblìo. Alla rincorsa alle apparizioni in TV e poi all’apertura di siti web, blog e pagine su FB si è aggiunta infine quella al cinguettìo, all’insegna di un presenzialismo che rivela a tratti una vena di opportunismo.

Ma la ricerca di un pulpito sempre più ampio e più elevato per diffondere il verbo avanza a discapito del verbo stesso: travolto nel passaggio dai sermoni catodici ai 140 caratteri di Twitter, dalle interviste sui quotidiani alle pagine Facebook, dagli spot radiofonici ai post sui blog. E così i codici saltano, i lessici si snaturano, gli stili si confondono, lasciando il posto a emoticons o esclamativi inopportuni, a noiosi sproloqui, violente invettive, o pause fin troppo meditate. Per restare a Twitter, le riflessioni maturate all’indomani di alcuni esordi “eccellenti” concordavano sul fatto che, anche volendo salvare il metodo o premiare il tentativo, ci fosse molto da rivedere nel merito.
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L’attendibilità delle fonti – Acqua non potabile

di - 9 gennaio alle 9:26

In quelle di montagna almeno trovi scritto “Acqua non potabile”, ma su internet?

Mi capita spesso di andare in montagna, o in campagna lungo stradine sterrate e passare di fianco a vecchi fontanili, antichi lavatoi, oppure a quelle piccole stupende “trosce”, cioè quelle fontanelle che sembrano spuntare da sotto terra, con una colonnina e una cannella invitante che riversa acqua freschissima in lunghe vasche posizionante in serie, basse, per far abbeverare mucche e pecore. Molte volte vicino alla cannella, in posizione dominante, trovi scritto “ATTENZIONE ACQUA NON POTABILE”. Il cartello può avere molti significati: la prima cosa che penso è che l’acqua non è abbastanza purificata, è praticamente quella raccolta dalle piogge e non è filtrata dal terreno. La seconda cosa che penso è che, con tutti i pascoli intorno, la sorgente è stata inquinata dalle feci delle pecore, mucche e cavalli. La terza possibilità è quella più vicina alla realtà: Per essere sicuri che l’acqua sia potabile, il Comune di competenza, l’USL e l’ARPA dovrebbero effettuare controlli periodici frequenti e nell’impossibilità economica e materiale di effettuarli scrivono che l’acqua non è potabile. La fonte in questione non è insomma attendibile, anche se potrebbe avere sempre ottima acqua. Io questo lo so e così quasi sempre bevo l’acqua, ci riempio la borraccia e mi ci rinfresco i piedi.
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La tecnologia leggera de www.laterradeifuochi.it

di - 19 dicembre alle 9:50

«C’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti» – Henry Ford.

Quanto affermava Henry Ford si cala perfettamente su quanto sto per raccontare: nel suo celebre “Gomorra”, Roberto Saviano ha iniziato a raccontare di un territorio tra Napoli e Caserta, che se una volta era possibile definire Campania Felix o Terra di Lavoro per la prosperità e l’amenità dei luoghi, è oggi diventata tristemente nota come “la terra dei fuochi” per i continui incendi con cui  vengono illegalmente smaltiti rifiuti di ogni tipo.

La denuncia di Saviano è stata raccolta da un giovane della zona che dal 2008 ha iniziato a documentare in modo sistematico quanto avviene in quelle zone: Angelo Ferrillo è il protagonista di questo mio post, per aver avuto il merito di iniziare un vero e proprio diario giornaliero documentando con la videocamera del proprio telefonino i vari roghi che incontrava nel suo spostarsi tra i luoghi in cui era nato.

Ferrillo ha quindi organizzato un sito web con tanto di blog; inizialmente raccoglieva solo le foto o i video dei roghi, poi via via ha aggiunto la localizzazione GPS, portando alla costruzione di una dettagliatissima mappa del territorio (grazie a Google Maps) riportante sia i luoghi dei roghi che le discariche illegali.
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Gli autori del Blog

  • Redazione VoicesVoices: il nuovo corporate blog di Telecom Italia

  • Chiara MoriondoSenior Network Engineer in Telecom Italia

  • dep1050Napoletano, fisico. Tratterò di sistemi complessi, sistemi emergenti e teoria dei giochi nei social media.

  • Antonio ManzaliniIngegnere, appassionato di fisica e matematica

  • Luigi Zarrillo aka ginozarNon ho interessi particolari ma tutto ciò che mi circonda attira la mia attenzione.

  • TelepatiaTele-patia: passione per la televisione.

  • nik"Life is too short to click on obscure links."

  • GeliaUn curioso di tecnologia e innovazione

  • Gli Special di Voices

  • Roberto BernabòNapoletano, romano di adozione. Appassionato di Tecnologia e di Cinema.

  • Andrea ScatoliniIntegro la mia vita reale e le mie passioni con internet e nuove tecnologie

  • DeMAnInformatico, appassionato di micro-computer e a volte blogger (http://dem4n.com).

  • Gianluca Zaffirotecnocurioso di lungo termine

  • Fabio CavallottiCome i nuovi media hanno scolpito i contorni dell'informazione

  • L'Ospite della Redazionele altre voci

  • AntonioPonce a pioneer podcaster, now a media strategist

  • .mau.Un matematto. Tratterò temi di informatica nel mondo reale, con divagazioni tuttologiche

  • Alessandro CanepaLa presenza online; dal SEO, Google, all'Interaction Design.

  • amaritudaGolosa, incidentalmente ingegnera e appassionata food blogger (solopergusto.myblog.it).

  • Paolo ArtusoFotosofo: fotografo a tempo perso e appassionato di filosofia. Irrequieto viaggiatore.

  • piersantelliBlogger, appassionato di web e tecnologie.

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